Di notte i rami di una betulla si abbassano fino a dieci centimetri e tornano su all'alba: lo ha misurato un gruppo finlandese e austriaco guidato da Eetu Puttonen con scanner laser puntati su alberi interi per una notte intera, in uno studio pubblicato nel 2016 su Frontiers in Plant Science. È il dato più recente sulla domanda se è vero che anche le piante di notte dormono, e la risposta che dà è precisa: le piante cambiano posizione, ritmo e attività fra giorno e notte, con un orologio interno, ma quello che fanno non è il sonno degli animali. Questo articolo dice che cosa si muove di notte, chi lo ha scoperto, che cosa fa l'orologio interno e perché la parola dormire è comoda ma non esatta.

Le foglie che si chiudono: da Linneo a chi chiede se è vero che anche le piante di notte dormono

Nel 1755 Carlo Linneo pubblicò una dissertazione intitolata Somnus plantarum, il sonno delle piante, in cui elencava le specie le cui foglie e i cui fiori si chiudono al calare della luce e si riaprono al mattino: il trifoglio, il tamarindo, la mimosa, i fagioli. Charles Darwin ci tornò nel 1880 con il libro Il potere di movimento nelle piante, misurando per notti intere l'abbassamento delle foglie con un pennino collegato a una lastra affumicata, e propose che servisse a ridurre la perdita di calore per irraggiamento verso il cielo notturno. I botanici chiamano questi movimenti nictinastia: sono prodotti da cellule alla base della foglia, il pulvino, che si gonfiano e si sgonfiano d'acqua, e non da muscoli. Chi chiede se è vero che anche le piante di notte dormono ha in mente proprio queste, l'oxalis, la maranta, il fagiolo, che al buio sembrano ripiegarsi su se stesse.

La spiegazione di Darwin resta la più accreditata ma non è provata: altre ipotesi, come la protezione dagli insetti notturni o dalla rugiada, hanno sostenitori e nessun esperimento decisivo. Che i movimenti esistano è certo; a che servano è ancora una domanda aperta, e quando qualcuno dice che è vero che anche le piante di notte dormono perché chiudono le foglie, sta descrivendo un gesto e non un riposo.

L'orologio interno, che va anche al buio: è vero che anche le piante di notte dormono?

La cosa sorprendente la scoprì nel 1729 l'astronomo francese Jean-Jacques de Mairan: mise una mimosa in un armadio buio e le foglie continuarono ad aprirsi e chiudersi con lo stesso ritmo, senza sole. Le piante hanno un orologio interno, chiamato circadiano, fatto di geni che si accendono e si spengono in un ciclo di circa ventiquattro ore, e lo usano per anticipare l'alba: le foglie si preparano alla luce prima che arrivi, gli enzimi della fotosintesi si accumulano nelle ore che precedono il giorno, il profumo dei fiori esce nell'ora in cui passano gli impollinatori. Alla domanda se è vero che anche le piante di notte dormono l'orologio risponde che di notte le piante fanno altro, non che si fermano: consumano gli zuccheri accumulati di giorno a una velocità calibrata per arrivare esatti all'alba, come ha mostrato un gruppo del John Innes Centre in Inghilterra nel 2013 su eLife, con piante di Arabidopsis che regolano il consumo notturno di amido in base a quanto ne hanno e a quante ore mancano alla luce.

Gli alberi dello studio del 2016 dicono se è vero che anche le piante di notte dormono a modo loro, perché fanno la stessa cosa in grande: i rami si abbassano nelle ore centrali della notte perché la pressione dell'acqua nei tessuti cala quando le foglie smettono di traspirare, e risalgono nelle ore che precedono l'alba. Non è un crollo per stanchezza, è un cambio di pressione con un orario.

Quello che il sonno degli animali ha e le piante no

Per decidere se è vero che anche le piante di notte dormono serve una definizione, e il sonno, negli animali, è definito da cose che le piante non possono avere: una riduzione della coscienza, una soglia più alta di risposta agli stimoli, una posizione tipica, e la necessità di recuperare se il sonno manca. Le piante non hanno un sistema nervoso da spegnere, e una mimosa toccata di notte reagisce lo stesso. Non esiste uno studio che abbia trovato in una pianta un debito di sonno: una pianta tenuta alla luce continua cresce peggio per altre ragioni, per l'orologio sfasato e per il consumo di zuccheri, non perché non ha dormito. Le piante che si chiudono di notte, come l'oxalis, sono raccontate con le loro cure nell'articolo su è vero che anche le piante di notte dormono, dove il chiudersi delle foglie è la cosa da guardare, non da temere.

Che cosa non è dimostrato e che cosa non esiste

Su se è vero che anche le piante di notte dormono restano buchi. Non è dimostrato che tutte le piante abbiano un movimento notturno visibile: lo studio del 2016 ha misurato betulle e ha suggerito che accada in molti alberi, ma i dati esistono per poche specie. Non è dimostrato a che cosa servano le foglie che si chiudono. Non esiste uno studio che abbia misurato un riposo metabolico delle piante di notte paragonabile a quello degli animali, perché di notte il metabolismo cambia direzione ma non si abbassa. E non c'è nessun dato sulla luce artificiale di casa che disturbi il sonno delle piante da appartamento: la luce di una lampada la sera sposta un poco l'orologio, e questo si sa, ma chiamarlo insonnia è una metafora.

Un orario, non un sonno

Le piante hanno una notte con un orario preciso, in cui le foglie si abbassano, i rami cedono di qualche centimetro, gli zuccheri si consumano al ritmo giusto per finire all'alba, e un orologio interno che governa tutto anche al buio. Se è questo, è vero che anche le piante di notte dormono; se dormire vuol dire spegnersi e recuperare, no, perché non c'è niente da spegnere. Linneo scelse la parola sonno nel 1755 perché era quella che aveva, e la usiamo ancora per la stessa ragione.