Un pioppo attaccato dai bruchi cambia la chimica delle foglie, e i pioppi sani a un metro di distanza, senza contatto fra le radici, fanno la stessa cosa nel giro di due giorni: lo hanno mostrato Ian Baldwin e Jack Schultz nel 1983 sulla rivista Science, ed è il primo esperimento in cui una pianta ha ricevuto un'informazione da un'altra pianta attraverso l'aria. Chi chiede se è vero che le piante parlano ha davanti quarant'anni di studi che dicono sì a una condizione, che parlare voglia dire emettere sostanze e non parole. Questo articolo dice come funziona lo scambio per aria, quello sotto terra, che cosa si è scoperto nel 2023 sui suoni, e dove la divulgazione è andata oltre i dati.

Il modo in cui è vero che le piante parlano: gli odori

Quando una foglia viene masticata, la pianta produce composti volatili, molecole leggere che evaporano e si spargono nell'aria: alcune sono gli odori dell'erba tagliata, altre non si sentono. Le piante vicine della stessa specie, e a volte di specie diverse, percepiscono quei composti con i tessuti delle foglie e si preparano: producono in anticipo sostanze amare o tossiche per gli insetti, ispessiscono i tessuti, alzano le difese. Richard Karban, dell'Università della California, ha dimostrato negli anni Duemila su piante di artemisia in campo aperto che questo scambio riduce il danno degli insetti in modo misurabile, e che le piante rispondono meglio ai segnali di parenti stretti che di estranei. È vero che le piante parlano in questo senso: mandano un segnale, e chi lo riceve cambia comportamento.

Alcune piante parlano anche agli insetti. Il mais attaccato dai bruchi emette composti che attirano le vespe parassite dei bruchi stessi, e le piante di pomodoro attaccate dagli afidi richiamano le coccinelle nello stesso modo, un'informazione mandata al nemico del nemico, documentata dal gruppo di Ted Turlings in Svizzera negli anni Novanta. Non c'è intenzione in tutto questo: la pianta che emette non decide, e le piante vicine che origliano non sono state invitate. Ma se è vero che le piante parlano, lo fanno così, per molecole nell'aria, con un vocabolario che i chimici hanno in parte decifrato.

Sotto terra, dove è vero che le piante parlano meno di quanto si dice

Nel 1997 Suzanne Simard, dell'Università della British Columbia, ha pubblicato su Nature che il carbonio passava da betulle ad abeti attraverso i funghi micorrizici che collegano le radici, e da quello studio è nata l'immagine della rete sotterranea, il wood wide web, in cui gli alberi si nutrono e si avvisano attraverso i funghi. L'immagine è entrata nei libri e nei documentari. Nel 2023 Justine Karst, Melanie Jones e Jason Hoeksema hanno pubblicato su Nature Ecology and Evolution un riesame degli studi disponibili, e hanno trovato che le tre affermazioni più diffuse, che le reti fungine siano dappertutto nelle foreste, che gli alberi adulti mandino nutrienti ai giovani attraverso di esse, e che gli alberi si avvisino del pericolo sotto terra, hanno prove deboli o contraddittorie, e che le citazioni nei lavori successivi hanno esagerato i risultati originali.

Il passaggio di sostanze fra radici attraverso i funghi esiste ed è misurato, e se è vero che le piante parlano sotto terra, lo fanno in modo molto più limitato di quanto si racconta; che sia una rete di comunicazione con un senso è un'interpretazione che i dati non sostengono. Chi dice che è vero che le piante parlano sotto terra come in una chat sta ripetendo la versione dei documentari, non quella degli studi.

I suoni del 2023 e quello che manca

Il capitolo più nuovo su se è vero che le piante parlano riguarda i suoni. Nel 2023 il gruppo di Lilach Hadany a Tel Aviv ha pubblicato su Cell che pomodori e tabacco senz'acqua o tagliati emettono scatti ultrasonici, decine all'ora, registrabili a qualche metro, mentre le piante tranquille quasi nessuno. È il primo suono misurato con rigore. Ma un suono non è un discorso finché qualcuno lo ascolta, e gli autori scrivono di non aver trovato nessuna pianta che risponda agli scatti delle vicine; ipotizzano che possano sentirli le falene, che percepiscono quelle frequenze, e lo lasciano da verificare. Come tutti questi segnali si intreccino è raccontato nell'articolo su è vero che le piante parlano e come comunicano tra loro, che raccoglie i casi documentati.

Che cosa non è dimostrato

Su se è vero che le piante parlano circolano affermazioni che i dati non reggono. Non è dimostrato che le piante rispondano alla voce umana: nessuno studio ripetuto lo ha trovato. Non è dimostrato che riconoscano le persone, che abbiano una memoria di chi le cura, che soffrano quando si taglia un fiore. Non è dimostrato che gli alberi madre nutrano i figli nella foresta, come dice il libro più venduto sull'argomento: la revisione del 2023 non ha trovato prove sufficienti. Non esiste un vocabolario delle piante da tradurre, perché le molecole emesse non sono parole con un significato ma sostanze con un effetto, e chi promette di far parlare le piante con un sensore vende un sensore. La differenza fra segnale e linguaggio non è pedanteria: un fumo che sale avvisa del fuoco, ma non lo si chiama una frase.

Molecole, non parole

Le piante si scambiano informazioni per aria, con composti volatili che le vicine leggono e a cui reagiscono, e in parte sotto terra attraverso i funghi, in una misura che la ricerca sta ridimensionando. È vero che le piante parlano, se si accetta che il loro parlare siano molecole e forse scatti nei vasi, senza intenzione e senza ascoltatore certo. Il resto, la rete che pensa e gli alberi che si consolano, è una bella storia che gli studi più recenti hanno rimesso al suo posto.