Le foglie di alloro nelle dispense contro le tarme della farina non sono una superstizione: l'olio essenziale delle foglie, ricco di cineolo, respinge in laboratorio i coleotteri delle derrate, e uno studio dell'Università di Alessandria d'Egitto lo ha misurato nel 2014 sul Journal of Stored Products Research. È uno dei tanti usi di una pianta che in Italia cresce da sola dalla Liguria alla Sicilia, e chi cerca a cosa serve la pianta di alloro trova prima il sugo e la corona dei vincitori, e dopo l'olio delle bacche, la siepe, la dispensa e il legno. Qui si vedono tutti, con la specie giusta, che è una sola, e con la pianta che le assomiglia e che non serve a niente di tutto questo.
A cosa serve la pianta di alloro in cucina e in dispensa
La pianta è Laurus nobilis, l'alloro vero, e le foglie si usano secche o fresche in tutte le cucine del Mediterraneo: nel brodo, nel ragù, con i legumi, sulle castagne lesse, nelle marinate del pesce. L'aroma viene dal cineolo, che è la stessa molecola dell'eucalipto, e dall'eugenolo, che sta anche nei chiodi di garofano; la foglia cotta a lungo rilascia il primo e trattiene il secondo, e per questo l'alloro si mette all'inizio e si toglie alla fine. Le foglie non si mangiano, perché restano coriacee anche dopo ore di cottura. Le bacche, nere e grandi come olive piccole, si raccolgono in autunno e nel Lazio e in Toscana si mettono nella grappa e nei liquori; sulla costa siriana, ad Aleppo, dalle bacche si spreme un olio verde che, unito all'olio di oliva, fa il sapone di Aleppo, una tradizione che le fonti locali datano ad almeno mille anni. In dispensa le foglie secche stanno nei barattoli della farina, del riso e dei legumi contro le tarme e i tonchi, e lo studio del 2014 ha misurato che l'olio essenziale allontana il coleottero della farina e ne riduce le uova; le foglie secche ne rilasciano meno dell'olio puro, e vanno cambiate ogni tre o quattro mesi. A cosa serve la pianta di alloro in casa è quindi cucina e conservazione, con lo stesso olio per tutte e due. Per la corona, che è la risposta più antica a a cosa serve la pianta di alloro, abbiamo raccontato la storia in come l'alloro divenne la corona dei vincitori, e da lì viene la parola laurea.
A cosa serve la pianta di alloro in giardino: siepe, forma, legno
L'alloro è un albero che arriva a quindici metri, ma in giardino si tiene basso e diventa la siepe sempreverde più usata dell'Italia centrale e meridionale: cresce mezzo metro l'anno, regge la potatura a qualunque stagione, sta al sole e in mezz'ombra, e dopo il secondo anno vive senza irrigazione. Si pota in forma, a cono o a sfera, e i vivai lo vendono a piramide o a palla su fusto per l'ingresso delle case. È una pianta dioica, cioè con individui maschi e femmine, e solo le femmine fanno le bacche: chi vuole le bacche per il liquore deve avere piante di entrambi i sessi vicine. Le foglie cadute non marciscono in fretta, per l'olio, e sotto la siepe fanno una pacciamatura che tiene lontane le erbe. Il legno è duro, chiaro e profumato, e nel passato si usava per i manici degli attrezzi e per gli spiedi, che davano alla carne un aroma di foglia. A cosa serve la pianta di alloro in un giardino piccolo è quindi una siepe che si pota in cucina: ogni taglio dà foglie per la dispensa. Un'avvertenza vale più di tutte: l'alloro vero non va confuso con il lauroceraso, Prunus laurocerasus, la siepe a foglia lucida più diffusa nel Nord Italia, che gli assomiglia e che contiene composti cianogenici in foglie e semi; le foglie del lauroceraso non si usano in cucina, e si distinguono perché sono più larghe, più lucide e senza odore quando si strofinano. A cosa serve la pianta di alloro comincia quindi dal riconoscerla: la foglia strofinata deve profumare.
L'albero nella storia e nella lingua
A cosa serve la pianta di alloro nella storia lo dice il mito: l'alloro è la pianta di Apollo nella mitologia greca, e il mito di Dafne, trasformata in alloro per sfuggire al dio, sta nelle Metamorfosi di Ovidio; da lì la corona dei poeti e dei vincitori, il titolo di poeta laureato, e le parole laurea, laureato e baccalaureato, che viene dalle bacche, bacca lauri. Nel Medioevo l'alloro segnava i giardini dei monasteri e le piazze delle città, e a Roma un alloro cresce ancora nel cortile del palazzo dei Conservatori sul Campidoglio. Nella macchia mediterranea è la pianta guida di una formazione che i botanici chiamano lauretum, i boschi di alloro delle valli umide della Sicilia e della Calabria, resti di foreste che coprivano il bacino del Mediterraneo prima delle glaciazioni. Per chi si chiede a cosa serve la pianta di alloro oltre la cucina, la risposta sta anche nel nome della propria laurea.
Quello che si legge e non regge
Su a cosa serve la pianta di alloro circolano quattro frasi che non reggono. Si legge che le foglie di alloro sono velenose: quelle del lauroceraso lo sono, quelle dell'alloro vero no, e si tolgono dal piatto solo perché sono dure. Si legge che bruciare le foglie in casa purifica l'aria o calma: il fumo delle foglie contiene gli stessi composti di qualunque fumo di foglie, e nessuno studio ne mostra un effetto. Si legge che l'alloro tiene lontane le zanzare: l'olio essenziale respinge alcuni insetti a contatto, ma una pianta in vaso sul balcone non li respinge a distanza. Si legge che l'alloro fa bene alla digestione: è materia di tradizione erboristica, non di questo sito.
La risposta in una riga
Foglie per la cucina e per la dispensa contro le tarme, bacche per i liquori e per il sapone di Aleppo, siepe che si pota tutto l'anno, corona e laurea. A cosa serve la pianta di alloro si capisce strofinando una foglia: se profuma, serve a tutto questo; se non profuma, è lauroceraso e non serve a niente.
