L'indivia (Cichorium endivia) è una verdura a foglia della famiglia delle Asteracee e rappresenta uno dei classici ortaggi autunnali della tradizione italiana. Il nome genera qualche confusione, perché in Italia si chiama indivia anche l'indivia belga, che però è un'altra specie: quella è cicoria, Cichorium intybus, e si ottiene forzando al buio le radici, non le teste. Qui parliamo dell'indivia vera, la riccia e la scarola. Coltivare l'indivia non richiede tecniche complicate: con il terreno giusto, l'esposizione adatta e un po' di attenzione ai tempi di semina, si ottengono teste sode e foglie croccanti, perfette crude in insalata o cotte in molte preparazioni. Questo articolo guida attraverso tutte le fasi della coltivazione, dai preparativi iniziali al raccolto.
Varietà di indivia e scelta del tipo
Esistono due categorie, che sono poi due varietà botaniche della stessa specie: l'indivia riccia (Cichorium endivia var. crispum), dalle foglie sottili e profondamente frastagliate, e la scarola (var. latifolium), dalle foglie larghe, spesse e a margine appena ondulato. Per chi coltiva per la prima volta la scarola è spesso più tollerante al caldo e meno soggetta a salire a seme. Fra le varietà da orto più diffuse in Italia ci sono, per la scarola, il "Cornetto di Bordeaux" e la "Bionda a cuore pieno"; per la riccia, la "Riccia di Pancalieri" e la "Riccia di Ruffec".
Preparazione del terreno e scelta della posizione
L'indivia preferisce un terreno ricco di sostanza organica, ben drenato e privo di ristagni idrici. Prima della semina o del trapianto, è consigliabile lavorare il terreno in profondità e aggiungere compost maturo o letame ben decomposto. Se si coltiva in vaso, si utilizza un buon terriccio universale arricchito con materiale drenante come perlite o sabbia grossolana. L'esposizione ideale è il pieno sole, anche se l'indivia tollera la mezz'ombra nei climi molto caldi. Il pH del terreno dovrebbe aggirarsi tra 6 e 7,5.
Semina e trapianto
La semina si effettua dalla fine di maggio fino a luglio, direttamente in campo oppure in semenzaio per successivo trapianto. Se si semina direttamente, si distribuiscono i semi in file a una profondità di circa 1-1,5 centimetri, quindi si diradano le piantine quando presentano 2-3 foglie vere, lasciando una distanza di 30-40 centimetri tra loro. Se si preferisce il semenzaio, si seminano i semi in contenitori con terriccio leggero, si mantiene l'umidità costante e si trapiantano le piantine dopo 4-5 settimane, quando hanno raggiunto i 10-15 centimetri di altezza. Il trapianto si esegue in giornate nuvolose o verso sera, per ridurre lo stress alle piantine.
Innaffiatura e umidità
L'indivia necessita di innaffiature regolari, soprattutto durante i mesi estivi e in fase di accrescimento della testa. Il terreno deve rimanere umido ma non saturo d'acqua. Si innaffia preferibilmente alla base della pianta, evitando di bagnare le foglie per prevenire malattie fungine. In vaso, è importante controllare che il drenaggio funzioni correttamente. Durante i periodi asciutti, si può fornire acqua anche ogni due giorni, mentre in autunno la frequenza si riduce gradualmente. Un'irrigazione scorretta rappresenta una delle cause principali di fallimento nella coltivazione dell'indivia.
Concimazione e nutrizione
L'indivia è una pianta che asporta una discreta quantità di nutrienti dal terreno. Se il terreno è stato preparato con abbondante compost, la pianta dovrebbe crescere bene. Se tuttavia le foglie mostrano colorazioni pallide, si può somministrare un fertilizzante bilanciato ogni 2-3 settimane, diluito secondo le istruzioni. Sono da preferire i concimi a lenta cessione o quelli organici, come estratti di alghe o humus di lombrico, che nutrono gradualmente senza provocare bruciature alle foglie.
Imbianchimento e raccolta
La tecnica dell'imbianchimento è quella che rende l'indivia particolarmente apprezzata in cucina. Consiste nel privare le foglie interne della luce, ottenendo così foglie bianche, tenere e meno amare. L'imbianchimento si fa in campo, legando le foglie esterne della testa con spago o con un elastico, oppure coprendo la pianta con un vaso capovolto o con un piatto che schiacci le foglie esterne sul cuore. Bastano dieci o quindici giorni. La regola che separa la riuscita dal disastro è una sola: si lega soltanto a pianta perfettamente asciutta, mai dopo la pioggia o con la rugiada, e mai troppo stretto. Una testa legata umida marcisce dall'interno nel giro di pochi giorni, e quando la si apre non c'è più nulla da salvare. Nei periodi piovosi conviene rinunciare all'imbianchimento e accettare foglie un po' più amare. La raccolta avviene quando la testa è compatta e le foglie interne bianche, solitamente 60-90 giorni dopo la semina, a seconda della varietà e delle condizioni climatiche.
Problemi comuni e prevenzione
L'indivia può soffrire di attacchi di afidi e soprattutto di lumache e limacce, che si annidano proprio fra le foglie esterne accostate. I problemi più seri, però, sono i marciumi del colletto causati da Sclerotinia e da Botrytis, che si presentano come una muffa biancastra o grigiastra alla base della pianta e la fanno collassare: sono favoriti dall'umidità stagnante, dalle semine troppo fitte e, come si è detto, dall'imbianchimento eseguito su piante bagnate. Si aggiunge la peronospora (Bremia lactucae), con macchie giallastre sulla pagina superiore e muffetta bianca su quella inferiore. Per ridurre i rischi si mantiene una buona circolazione dell'aria tra le piante, si evita di bagnare le foglie, si rispettano le distanze di trapianto e si rimuovono prontamente le parti danneggiate. In caso di infestazioni, si ricorre dapprima a metodi meccanici, come la rimozione manuale dei parassiti o l'uso di reti protettive. Se necessario, si impiegano insetticidi a base di piretro o sapone potassico, sempre seguendo le istruzioni del produttore. Il piretro però non è un rimedio blando: è a largo spettro e molto tossico per le api e per gli altri impollinatori, quindi si usa solo a fioritura chiusa, la sera quando gli insetti utili non sono in volo, e mai a calendario per prevenzione. La salita a seme precoce, cioè la montata a fiore prima del tempo, si previene evitando semine troppo precoci e scegliendo varietà resistenti.
Coltivazione in vaso
L'indivia cresce bene anche in vaso, purché il contenitore sia profondo almeno 25-30 centimetri e largo quanto la testa adulta della pianta. Un vaso da 40 centimetri di diametro ospita comodamente una pianta. Si utilizza un terriccio drenante e si posiziona il vaso in una zona luminosa. Le cure rimangono le medesime della coltivazione in orto: innaffiature regolari, protezione dai ristagni e imbianchimento secondo le preferenze culinarie.
Domande frequenti
In che periodo si raccoglie l'indivia?
L'indivia si raccoglie da settembre a novembre, a seconda della data di semina. Chi semina a fine maggio raccoglie da agosto in poi, mentre le semine di luglio danno raccolti autunnali fino a novembre, prima dell'arrivo del gelo.
L'indivia imbiancata è più salubre di quella verde?
L'indivia verde contiene più clorofilla e antiossidanti rispetto a quella imbiancata. Tuttavia, entrambe le forme hanno valore nutrizionale. L'imbianchimento è una scelta di gusto: le foglie bianche sono più tenere e meno amare. La scelta dipende dalle preferenze personali e dalla ricetta che si intende preparare.
Posso ricavare più raccolti dalla stessa pianta?
No, l'indivia si raccoglie una sola volta, tagliando la testa alla base. Tuttavia, dai residui radicali possono svilupparsi piccoli germogli secondari, utilizzabili come verdura, anche se di dimensioni più modeste.