È la scena che si vede su tanti balconi in questi giorni. La petunia che a giugno era una cascata di fiori adesso ha rami lunghi, foglie rade e qualche corolla solo in punta. Sembra arrivata a fine corsa, e invece è solo il suo ciclo naturale: la pianta ha speso tutto nella prima ondata e ora tende a fare semi.

La risposta è un taglio che spaventa chi non lo ha mai fatto. Accorciare i rami di un terzo, o anche della metà, rilancia la fioritura e la porta fino all'autunno. Ci vogliono dieci o quattordici giorni, poi la petunia riparte più compatta di prima.

Il taglio che sembra drastico e non lo è

Si guarda la pianta e si scelgono i rami lunghi e spogli, quelli con i fiori solo all'estremità. Si accorciano di un terzo, arrivando fino alla metà se sono davvero esausti, con un taglio netto appena sopra un nodo fogliare.

Da quel nodo la petunia caccia nuove ramificazioni laterali, dalle gemme interne che erano rimaste ferme. In circa dieci giorni la pianta torna densa e in due settimane riparte la fioritura. Le forbici devono essere pulite e affilate: un taglio schiacciato guarisce male. È lo stesso principio che vale per un'altra pianta da balcone: anche il geranio che smette di fiorire si rilancia così.

Subito dopo serve il carburante

Il taglio da solo non basta, ed è qui che molti si fermano. Dopo la potatura la pianta deve costruire rami nuovi e per farlo consuma nutrienti. Senza concime resta ferma, e il taglio diventa inutile.

La petunia è una pianta molto esigente: in vaso esaurisce le riserve del terriccio in poche settimane, anche perché ogni innaffiatura ne dilava una parte. Se la pianta è nello stesso vaso da inizio stagione, vale la pena controllare anche le radici: quando hanno riempito tutto il contenitore e girano compatte lungo le pareti, nessun concime liquido compensa, e conviene passare a un vaso più grande con terriccio fresco. Da quel momento la fioritura dipende solo da quello che le diamo noi. Concime liquido per piante fiorite ogni 7-10 giorni, sciolto nell'acqua, come indicato anche in questa guida alla coltivazione delle petunie.

Il numero che conta sull'etichetta

Non tutti i concimi vanno bene, e sbagliare qui è la causa più comune di petunie tutte foglie e niente fiori. Sulla confezione ci sono tre numeri, la sigla NPK: azoto, fosforo e potassio.

Il primo numero, l'azoto, spinge le foglie. Serve un prodotto dove siano alti il secondo e il terzo, fosforo e potassio, che sono quelli della fioritura. Sigle come 10-20-20 o 5-10-15 vanno bene. Un concime troppo azotato fa una pianta verde e vigorosa che non fiorisce. Sulla scelta del tipo di prodotto abbiamo dedicato un approfondimento a parte: meglio concimi organici o chimici.

Il gesto quotidiano che vale una concimazione

Ogni fiore appassito che resta attaccato diventa una capsula di semi, e la petunia sposta lì tutta l'energia. È il modo in cui la pianta si comporta in natura: fatti i semi, il lavoro è finito.

Togliere i fiori secchi ogni giorno, insieme al piccolo baccello verde che si forma sotto, blocca quel meccanismo. Si fa con le dita, in un minuto, mentre si passa. È la differenza tra una pianta che si ferma a fine luglio e una che arriva a ottobre, come spiega bene anche questo articolo sul trucco per avere fiori fino a settembre.

Sole, acqua e terriccio

La petunia vuole almeno sei ore di sole diretto. Sotto le cinque la fioritura crolla e la pianta fa solo foglie: se il balcone è ombreggiato, nessuna potatura o concime rimedia.

L'acqua in estate serve tutti i giorni, meglio al mattino presto, bagnando la terra e non i fiori. Il terriccio deve essere leggero, ricco e ben drenante, alleggerito con argilla espansa o perlite. Se le foglie ingialliscono negli spazi fra le nervature, che restano invece verdi, si tratta di clorosi ferrica, e serve un chelato di ferro; se ingialliscono in modo uniforme il substrato è esaurito.

Chi taglia le petunie adesso le rivede fiorite entro fine agosto. Chi fa una seconda cimatura leggera più avanti allunga la stagione ancora di più, fino alle prime brine. Sono piante generose: chiedono solo di non essere lasciate ad andare a seme.