Il balcone fiorito di una casa italiana difficilmente manca di petunie. Ci sono da decenni, così familiari che quasi dimentichiamo di avere a che fare con una pianta forestiera, nata molto lontano dall'Europa. La petunia (Petunia × hybrida) è una delle grandi storie di viaggio botanico: un fiore che ha percorso oceani, è stato trasformato da coltivatori e ibridatori, e ha infine conquistato il gusto dei giardinieri europei e italiani come pochi altri fiori hanno saputo fare.

L'origine in America del Sud

La petunia è originaria dell'America del Sud, in particolare dalle regioni del Brasile e dell'Argentina. Il genere Petunia appartiene alla famiglia delle Solanacee, la stessa delle patate, dei pomodori e del tabacco, e il nome stesso lo dichiara: "petun" è la parola con cui i popoli tupi-guaraní chiamavano il tabacco, passata al francese e da lì latinizzata da Linneo. Chi battezzò questa pianta la vide, letteralmente, come una parente del tabacco.

Sulle date va fatta una correzione, perché si legge quasi ovunque un secolo di troppo: le petunie non arrivarono in Europa con le esplorazioni sei-settecentesche, ma nell'Ottocento inoltrato. La prima specie, la Petunia axillaris dai fiori bianchi e profumati di notte (allora chiamata Petunia nyctaginiflora), era in coltivazione in Europa nel 1823. La seconda, la Petunia integrifolia dai fiori viola (allora Petunia violacea), fiorì per la prima volta a Glasgow nel luglio 1831, da semi spediti dall'Argentina dal collettore scozzese John Tweedie. I primi ibridi fra le due comparvero in Inghilterra attorno al 1834. Da quelle prime forme intermedie derivano tutte le moderne varietà ibride.

L'arrivo in Europa e la diffusione

Nel corso dell'Ottocento le petunie iniziarono a circolare tra gli orti botanici europei e i giardini dei collezionisti di piante rare. La loro diffusione fu inarrestabile: il fiore era facile da coltivare, resistente, capace di fiorire per mesi, e soprattutto offriva una gamma di colori vivaci e attraenti. Nel corso dell'Ottocento, i coltivatori europei, e specialmente inglesi e francesi, cominciarono a selezionare le forme migliori e a creare ibridi nuovi con fiori sempre più grandi, colorati e duraturi. La petunia moderna, quella che conosciamo oggi, è in gran parte il risultato di questo lavoro sistematico di incrocio e selezione che durò per decenni.

Come nasce la varietà che coltiviamo oggi

Le petunie attuali sono il prodotto di una lunga evoluzione controllata. Quello che coltivatori e giardinieri hanno fatto è stato sottoporre queste piante a pressioni selettive molto forti: sceglievano i fiori più grandi, i colori più intensi, le piante più compatte e ordinate, e le incrociavano tra loro, generazione dopo generazione. Nel tempo, questa pratica ha creato forme molto diverse dalle petunie selvatiche originarie. Oggi esistono varietà nane, a fiore grande, a fiore piccolo, bicolori, con margini ondulati o con striature. Ci sono petunie uniformi, pendenti, a corona doppia. Le moderne linee di selezione sono il frutto di ricerche genetiche e agronomiche che non avrebbero sorpreso i botanici del passato, ma che hanno raggiunto livelli di complessità impensabili nel Settecento.

Un fiore che sfida le aspettative del giardiniere

Molti giardinieri credono che le petunie moderne siano meno rustiche di quelle più semplici, e in questo caso il luogo comune ha un fondo di verità che conviene precisare. Le grandiflora, quelle dai fiori enormi e vellutati, sono effettivamente le più delicate: un temporale estivo basta a ridurle a stracci bagnati che poi marciscono. Le multiflora, a fiore più piccolo e numeroso, e le surfinie ricadenti reggono molto meglio pioggia e vento, e per un balcone esposto sono la scelta sensata. La petunia in generale sopporta bene il caldo e qualche giorno di sete, ma non è una pianta da abbandonare: in vaso, ad agosto, vuole acqua tutti i giorni e concime regolare, perché fiorisce ininterrottamente e quel ritmo si paga.

C'è poi un intervento che quasi nessuno fa e che cambia la seconda metà della stagione: verso metà luglio le petunie tendono a filare, con lunghi rami spogli alla base e i fiori solo in punta. Accorciare tutta la pianta di un terzo, per quanto sembri un sacrificio, la fa riemettere vegetazione dal basso e ricominciare a fiorire in tre settimane. Chi non lo fa arriva a settembre con qualche fiore stanco in cima a rami nudi.

Se le condizioni sono favorevoli, la petunia riesce a mantenersi in fiore da maggio fino ai primi freddi. La ragione di questa robustezza genetica risiede proprio nell'origine: i suoi progenitori selvatici crescevano in ambienti difficili dell'America del Sud, caratterizzati da alternanze di umidità e aridità, da temperature estreme. Questo patrimonio genetico ancora risiede nelle varietà coltivate attuali, nascoste sotto i fiori doppi e i colori saturi.

Ogni volta che collochiamo una petunia nel nostro vaso sul balcone, o che la trapiantiamo nell'aiuola, accogliamo una storia di quasi due secoli di viaggi, di ibridazioni, di scelte botaniche pazienti. Il fiore che sboccia è il risultato di decisioni prese da coltivatori europei e poi americani, di semi scambiati tra orti botanici, di professionalità tramandata di generazione in generazione tra chi coltiva le piante. La petunia non è nata nei nostri giardini, ma li ha adottati con una dedizione che pochi altri fiori hanno mai dimostrato.