A fine agosto l'oleandro è ancora carico di fiori e continuerà a esserlo fino a ottobre. Proprio per questo sembra una pianta da lasciare in pace. In realtà è il momento in cui cambiano quattro cose insieme: si tolgono i fiori sfioriti, si dà l'ultima concimazione dell'anno, l'acqua comincia a calare e si prepara la potatura senza farla.
Sono gesti semplici, gli stessi che si ripetono da sempre nei giardini mediterranei dove questa pianta cresce da secoli, e nessuno richiede più di dieci minuti. Ma sbagliarne uno, in particolare l'ultimo, significa ritrovarsi l'anno prossimo con un oleandro pieno di foglie e quasi senza fiori.
Prima di mettere le mani sulla pianta, però, vanno messi i guanti: tutte le parti dell'oleandro sono velenose, e il perché è spiegato più avanti.
Togliere i fiori secchi, ogni due giorni
È il gesto più semplice e il più redditizio in questa fase. Ogni infiorescenza appassita che resta attaccata continua a consumare nutrimento, e lo sottrae ai boccioli che devono ancora aprirsi.
La fioritura dell'oleandro va da maggio fino a inizio autunno, quindi a fine agosto c'è ancora un mese abbondante di fiori davanti. Non serve un passaggio quotidiano: basta dedicarci due minuti ogni due o tre giorni, staccando con le dita i mazzetti ormai secchi. Quello che conta soprattutto è impedire che si formino i baccelli, quei lunghi astucci verdi che compaiono al posto dei fiori e che, riempiendosi di semi, assorbono più energia di qualunque altra parte della pianta. Chi li lascia vede l'oleandro rallentare già a metà settembre; chi li toglie arriva a ottobre.
L'ultima concimazione dell'anno
Qui si chiude una fase. La concimazione dell'oleandro va da marzo a metà agosto e poi si sospende del tutto: in autunno e in inverno la pianta entra in riposo e non utilizza i nutrienti che riceve.
Per chi lo coltiva in vaso il ritmo estivo è un concime liquido ogni quindici giorni. Fine agosto è quindi il momento dell'ultimo o del penultimo intervento della stagione. Attenzione a non esagerare per compensare: un eccesso di azoto produce molta vegetazione e pochi fiori, e i sali accumulati bruciano le radici. Meglio la dose normale, o anche meno.
L'acqua comincia a scendere
Durante l'estate l'oleandro in vaso ha chiesto acqua ogni due o tre giorni. Da fine agosto la richiesta cala insieme alle temperature, e continuare con lo stesso ritmo diventa controproducente.
Il metodo non cambia: si controlla la terra con le dita e si bagna solo quando i primi centimetri sono asciutti. Cambia la frequenza con cui la risposta è affermativa. Dalla fine dell'estate fino alla primavera le innaffiature si riducono progressivamente, e in inverno la pianta può restare quasi asciutta. Abbiamo spiegato quanta acqua serve davvero nell'articolo sull'oleandro al sole.
La potatura si prepara, non si fa adesso
Questo è il punto in cui si sbaglia di più, e vale la pena capirlo bene. La potatura dell'oleandro si fa a fine fioritura, quindi tra fine settembre e ottobre, non ad agosto mentre la pianta è ancora carica.
Il motivo sta nel modo in cui questa pianta fiorisce. Ogni ramo termina la sua corsa con un mazzo di fiori, e appena quello sfiorisce, poco sotto, partono due o tre getti nuovi: sono loro che cresceranno per tutto l'autunno, si fermeranno d'inverno, riprenderanno in primavera e porteranno i fiori dell'estate successiva. Potando a fioritura finita si dà a quei getti tutto il tempo che serve. Chi invece taglia a fine inverno o in primavera li asporta proprio quando sono pronti a partire, e si ritrova con una pianta vigorosa e senza fiori. Adesso, quindi, si osserva e si decide dove intervenire fra un mese.
I guanti non sono un dettaglio
C'è una regola che nei giardini di una volta si insegnava ai bambini prima di ogni altra cosa: l'oleandro non si tocca a mani nude. Tutte le sue parti, foglie, fiori, rami, corteccia e semi, contengono glicosidi cardioattivi, l'oleandrina fra questi, che agiscono direttamente sul cuore. Bastano pochi grammi di foglia per essere pericolosi a un bambino, e cani, gatti e cavalli sono ancora più sensibili.
Il lattice che esce dai tagli è irritante per la pelle e pericoloso se portato agli occhi o alla bocca. Guanti sempre, quindi, durante la pulizia dei fiori secchi e a maggior ragione quando arriverà il momento della potatura. I residui di taglio si raccolgono e si conferiscono con il verde, mai bruciati, perché il fumo è tossico, e non vanno lasciati a portata di animali al pascolo. Attenzione infine ai cani e ai gatti di casa, che possono masticare le foglie cadute a terra.
Il calendario di queste settimane è questo: fiori secchi via ogni due giorni, ultima concimazione, acqua che cala, potatura rimandata a ottobre. Quattro gesti che costano poco e che decidono due stagioni insieme, quella che finisce e quella che verrà.