Quando accendiamo il fornello per preparare una tisana di melissa, raramente pensiamo che quella pianta gentile, dal profumo che sa di estate e di limone, non è originaria del nostro continente. La melissa proviene da terre lontane, dal Medio Oriente e dall'Asia Occidentale, dove cresce ancora oggi in forma selvatica, adattandosi a climi secchi e soleggiati. Il suo nome scientifico, Melissa officinalis, già suggerisce una storia di viaggi e di scoperte: una pianta considerata così preziosa da meritare l'appellativo di "officinale", termine che nelle classificazioni botaniche indica esattamente le specie ritenute utili e degne di coltivazione.
Un'ospite dal Levante
L'areale originario della melissa si estende dal Mediterraneo orientale fino al Caucaso e all'Iran, ma comprende anche l'Europa meridionale, Italia inclusa: più che un'importazione dall'Asia, insomma, è una pianta di casa nostra collocata all'estremità occidentale di un areale molto ampio.
Su come vive, poi, va corretta un'immagine sbagliata che si legge spesso: la melissa non è una pianta della siccità. Non ha foglie coriacee né radici profonde, e non somiglia affatto al rosmarino o al timo, con cui pure condivide la famiglia. Ha foglie sottili, tenere e increspate, e un apparato radicale superficiale che si allarga per rizomi. In natura la si trova ai margini dei boschi e nei fossi ombrosi, dove il terreno resta fresco. È la conseguenza pratica che conta: in pieno sole d'agosto, con il terriccio asciutto, la melissa brucia sui bordi delle foglie, sale a fiore e smette di essere utile. Vuole mezz'ombra, o sole soltanto la mattina, e un terreno che non asciughi mai del tutto.
I popoli antichi di quelle regioni la conoscevano bene, e su questo le fonti non mancano affatto: Teofrasto la cita già nel IV secolo avanti Cristo, Dioscoride la chiama melissophyllon, foglia dell'ape, e ne descrive gli usi, e secoli dopo Avicenna la raccomanda per il cuore e per il buonumore.
Il viaggio verso l'Occidente
Più che di un arrivo, dunque, si dovrebbe parlare di una diffusione: dalle aree in cui era spontanea la melissa si spostò progressivamente verso nord e verso ovest seguendo la coltivazione, ed è la ragione per cui oggi la si trova inselvatichita in mezza Europa, ben oltre il suo areale naturale. A portarla dove non c'era furono in gran parte i monasteri. Durante il Medioevo era già una presenza consolidata negli orti monastici, dove i monaci la coltivavano con dedizione. I chiostri europei diventarono gli scrigni di questa tradizione botanica: la melissa veniva seminata nei cosiddetti "orti dei semplici", spazi dedicati alle piante medicinali, e i monaci ne tramandavano il sapere da una generazione all'altra attraverso ricettari manoscritti e trattati erboristici.
La melissa negli orti medievali e la sua utilità
Nel Medioevo la melissa era considerata una pianta preziosa, tanto che trovava posto in ogni orto degno di questo nome, accanto alla salvia, alla menta e al rosmarino. La ragione era pratica: le sue proprietà lenitive e il suo aroma intenso la rendevano utile per calmare gli animi eccitati, per preparare acque profumate destinate al corpo e alla casa, e come base per medicamenti. I monaci, custodi della medicina dell'epoca, apprezzavano particolarmente la sua capacità di favorire il rilassamento e la digestione. Intorno al nome stesso della pianta, Melissa, si annida una curiosità etimologica che rivela l'importanza che i Greci antichi le attribuivano: il nome deriva dal greco "melissa" che significa "ape", perché la pianta attira questi insetti fondamentali per gli ecosistemi e per l'impollinazione. Gli apicoltori di allora, come quelli di oggi, sapevano che dove cresce la melissa non mancano le api, e questo fatto naturale trasformò la pianta in simbolo di laboriosità e di dolcezza.
Una credenza da sfatare: la melissa non cura da sola
Circola spesso l'idea che la melissa sia una pianta dalle proprietà quasi miracolose, capace di risolvere stress, insonnia e ansia con la semplice infusione. La realtà è più sfumata e onesta: la melissa offre un supporto piacevole e gradevole grazie al suo profumo e al suo sapore, e alcune ricerche suggeriscono proprietà miorilassanti lievi, ma essa non sostituisce mai il parere medico e l'intervento di uno specialista di fronte a disturbi clinici veri. I nostri nonni bevevano la melissa perché la tradizione lo prescriveva e perché il gesto stesso di preparare un'infusione calda era consolatorio; non perché fosse una medicina vera e propria. Riconoscere questa differenza è importante per apprezzare correttamente la pianta, non come miracolo verde, ma come compagna della quotidianità, come era nei monasteri medievali dove aiutava a creare spazi e momenti di quiete.
Ancora oggi, quando stacchiamo una manciata di foglie di melissa dal nostro vaso per versarle in acqua bollente, compiamo un gesto che collega il nostro tavolo a quei monasteri lontani del Medioevo, ai mercanti levantini che trasportavano semi, ai popoli antichi del Medio Oriente che conoscevano questa pianta dalla notte dei tempi. La melissa che cresce nella nostra casa è una viaggiatrice, una pianta che ha attraversato oceani di secoli e continenti di trasformazioni culturali, e rimane fedele alla sua natura: robusta, profumata, generosa. Non ha bisogno di molto per prosperare, come dimostra ancora oggi in ogni orto e su ogni balcone: le bastano mezz'ombra, un terreno che resti fresco e un poco di attenzione. Anzi, il problema più frequente è l'opposto: la melissa si dissemina con generosità e si allarga per rizomi, e in piena terra tende a prendersi tutta l'aiuola. In vaso, o contenuta da una barriera, resta al suo posto.
Un ultimo consiglio pratico, per chi la coltiva pensando alla tisana: al contrario della menta, la melissa perde quasi tutto il suo aroma essiccando, perché il citrale è volatile e se ne va insieme all'acqua. La melissa secca comprata in erboristeria sa di fieno; quella appena colta dal vaso profuma di limone. È il motivo migliore per tenerne una pianta in casa.
Una nota sull'uso in tisana. La melissa ha un effetto blandamente sedativo, ed è per questo che la si beve la sera: chi assume sonniferi, ansiolitici o farmaci per la tiroide fa bene a parlarne con il medico prima di usarla con regolarità. Nelle quantità di una tisana occasionale non pone problemi.