Una pianta di pomodoro che ha sete fa dei click ultrasonici, fra i trenta e i cinquanta l'ora, a una frequenza che l'orecchio umano non sente ma che un microfono registra a un metro di distanza: lo ha misurato nel 2023 un gruppo dell'Università di Tel Aviv e lo ha pubblicato su Cell. Chi cerca piante che emettono suoni trova quel titolo di giornale e trova, insieme, la musica delle piante fatta con gli elettrodi e le storie di piante che urlano, che sono altre cose. Qui si vede che cosa hanno registrato gli studi, da dove viene il suono, che cosa sentono le piante, quali suoni delle piante si sentono a orecchio nudo e che cosa non è un suono di pianta anche se si vende come tale.

Piante che emettono suoni: lo studio del 2023

Itzhak Khait, Lilach Hadany e colleghi hanno messo piante di pomodoro e di tabacco in una camera acustica isolata, con microfoni a ultrasuoni a dieci centimetri, e hanno registrato: le piante ben irrigate facevano meno di un click l'ora, quelle a cui era stata tolta l'acqua da cinque giorni fra i trentacinque e i cinquanta, e quelle a cui era stato tagliato il fusto una quantità simile. I suoni stanno fra i 40 e gli 80 chilohertz, oltre i 20 che sono il limite dell'orecchio umano, e a un metro sono forti quanto una conversazione a bassa voce, per chi potesse sentirli. Con un programma di riconoscimento i ricercatori distinguevano dal solo suono se la pianta aveva sete o era stata tagliata, e la specie. Le stesse registrazioni, ripetute in una serra con il rumore di fondo, hanno dato risultati simili, e piante di grano, mais, vite e cactus hanno prodotto click nelle stesse condizioni. Le piante che emettono suoni sono quindi documentate con un metodo ripetibile, e la notizia vera dello studio è che il suono porta un'informazione. Il pomodoro lo avevamo raccontato in cosa succede al pomodoro quando ha sete. Quello che lo studio non dice è che la pianta parli: le piante che emettono suoni lo fanno, con ogni probabilità, senza volerlo.

Piante che emettono suoni: da dove viene il click

L'ipotesi degli autori, e di chi studia l'acustica delle piante da quarant'anni, è la cavitazione. L'acqua sale dalle radici alle foglie dentro i vasi dello xilema, tubi sottilissimi in cui è tirata verso l'alto in tensione, come una corda; quando la pianta ha sete la tensione cresce, e a un certo punto in un vaso si forma una bolla d'aria che lo interrompe di colpo. Quel salto produce un click. Melvin Tyree e John Sperry lo hanno descritto nel 1989 sull'Annual Review of Plant Physiology, e da allora i sensori acustici attaccati al tronco sono uno strumento normale per misurare la sete degli alberi: ogni click è un vaso che si è rotto. Lo studio del 2023 ha registrato i click a distanza invece che a contatto, ed è la novità. Nel 2012 Monica Gagliano, allora all'Università dell'Australia occidentale, aveva riferito su Trends in Plant Science di click emessi dalle radici di mais in acqua, a frequenze più basse, con un'interpretazione più spinta sulla comunicazione che non è stata confermata da altri gruppi. Sono quindi, per quanto si sa, piante che si rompono un po' dentro, e il suono è il rumore della rottura, non un messaggio. Se qualcuno lo ascolti è un'altra domanda: nel 2024 lo stesso gruppo di Tel Aviv ha mostrato che le femmine di una falena evitano di deporre le uova sulle piante di pomodoro che fanno click, e il lavoro è in corso di verifica. Piante che emettono suoni e insetti che li usano sarebbe la chiusura del cerchio, ed è ancora un'ipotesi.

Quello che le piante sentono

Il contrario delle piante che emettono suoni, cioè piante che reagiscono ai suoni, è documentato meglio. Nel 2014 Heidi Appel e Reginald Cocroft, dell'Università del Missouri, hanno pubblicato su Oecologia che piante di Arabidopsis esposte alla registrazione delle vibrazioni di un bruco che mastica producono più sostanze di difesa quando il bruco arriva davvero, mentre le vibrazioni del vento e di un insetto innocuo non hanno effetto. Nel 2019 Marine Veits e colleghi, sempre a Tel Aviv, hanno mostrato su Ecology Letters che i fiori di enotera aumentano lo zucchero nel nettare entro tre minuti dal suono del volo di un'ape, e che il petalo vibra alla frequenza del battito delle ali. Sono risposte a vibrazioni, e le piante non hanno orecchie: sentono con le cellule. Per chi cerca piante che emettono suoni il dato più solido è, curiosamente, che le piante sentono meglio di quanto parlino.

I suoni che si sentono a orecchio, e quelli finti

Alcune piante fanno rumori che chiunque sente. I baccelli della ginestra e della viola scoppiano al sole con uno schiocco e lanciano i semi a metri; l'Hura crepitans dei tropici, l'albero della dinamite, lo fa con un botto che si sente a decine di metri; i fusti del bambù scricchiolano crescendo, e il fruscio delle foglie del pioppo è il suono che i giardini giapponesi cercano. Sono suoni meccanici, di semi e di legno, e nessuno li conta fra le piante che parlano. Quello che non è un suono di pianta è la musica delle piante: gli apparecchi con due elettrodi sulle foglie misurano la resistenza elettrica del tessuto, che cambia di continuo, e la traducono in note con un sintetizzatore; la melodia la fa il programma, e la stessa cosa collegata a un limone o a un bicchiere d'acqua suona uguale. Le piante che emettono suoni davvero lo fanno a frequenze che non sentiamo, e la musica che sentiamo non la fanno loro.

La risposta in una riga

Pomodori e tabacco con sete o tagliati fanno decine di click ultrasonici l'ora, registrati a Tel Aviv nel 2023, e il suono è quasi certamente l'acqua che si rompe nei vasi, non una parola. Piante che emettono suoni sì; piante che parlano, per ora, no.