Chi tiene un balcone se ne accorge ogni anno due volte. A luglio e agosto muore quello che non regge il sole, a gennaio muore quello che non regge il gelo. Ogni stagione si ricomincia, e ogni stagione si ricompra. Eppure esiste un gruppo di piante che attraversa entrambi i momenti senza bisogno di nulla.

Sono le piante mediterranee, quelle che stavano sui davanzali molto prima che nascessero i garden center. Non sono le più appariscenti e nessuna di loro fa fiori giganti. In compenso restano, e questo su un balcone vale più di ogni altra cosa. Ecco le cinque che vale la pena avere.

Il rosmarino regge quasi tutto

È la più solida del gruppo, e non è un modo di dire. Al sole va benissimo, la siccità non lo spaventa, e resiste al freddo fino a circa -10°C. In vaso resta compatto e si può tenere fuori tutto l'anno.

C'è però una cosa che teme, e non è il gelo: sono i ristagni. Il rosmarino muore per troppa acqua molto più spesso che per il caldo o per il freddo. Vaso profondo, terra che scoli in fretta, sottovaso sempre svuotato. Fiorisce azzurro fra l'inverno e la primavera, e nelle zone miti anche prima di gennaio, il che ne fa una delle prime mense per le api dell'anno. Profuma tutto l'anno e finisce in cucina quando serve.

La lavanda vuole sole e terra asciutta

Ama il pieno sole, regge il caldo senza problemi e tollera il freddo, ma a una condizione precisa: il terreno deve drenare. Su terra pesante che resta bagnata la lavanda soffre l'inverno molto più che l'estate.

È la pianta che chiude un balcone con il profumo, e in fioritura attira api e farfalle. Vuole un vaso di buona profondità, perché le radici scendono. Dopo la fioritura si accorcia leggermente per tenerla compatta, altrimenti col tempo si spoglia alla base e diventa legnosa.

La salvia, quella che serviva anche in cucina

Sui balconi di una volta c'era sempre, e per un motivo pratico: serviva. La salvia è robusta, resiste bene ai periodi di siccità e chiede poco. Le foglie vellutate restano sulla pianta anche d'inverno nei climi miti.

Alla salvia, come al timo, la tradizione ortolana attribuisce un profumo sgradito a certi insetti. È un aiuto marginale, non una barriera, e non sostituisce nulla: se gli afidi arrivano, arrivano lo stesso. Il vero motivo per tenerla vicino agli altri vasi è che serve, in cucina. Vuole sole diretto e acqua rara, e come le altre di questo gruppo teme molto più il terreno bagnato del termometro basso.

Il timo occupa poco e dura molto

È la più piccola delle cinque ed è perfetta dove lo spazio manca. Cresce basso, si allarga poco, e sta bene anche in una cassetta stretta o in un angolo che le altre non userebbero.

Resiste alla siccità come le sue parenti aromatiche e regge bene il caldo, purché riceva acqua quando la terra è davvero asciutta. Sul balcone conviene metterlo davanti, dove si passa: basta sfiorarlo per sentirlo.

L'edera copre quello che non si vuole vedere

È l'unica del gruppo che non chiede sole, e anzi lo preferisce filtrato: in un angolo ombreggiato o sul lato nord prospera dove nessuna delle altre attecchirebbe, mentre sotto il sole pieno di agosto le foglie si scottano e ingialliscono, soprattutto nelle varietà variegate. Una nota per chi ha bambini o animali: foglie e bacche dell'edera sono tossiche se ingerite, e la linfa può irritare la pelle, quindi guanti quando la si pota.

Copre ringhiere, muri e vasi spogli senza chiedere quasi nulla, e resta verde anche a gennaio. Va tenuta d'occhio perché cresce parecchio: una potatura all'anno basta a mantenerla dove serve. Su un balcone piccolo conviene guidarla su un supporto invece di lasciarla libera.

Il denominatore comune di queste cinque piante non è la resistenza al freddo o al sole: è il terreno che scola. Tutte soffrono con l'acqua ferma, e in vaso nessuna sopravvive a lungo senza acqua. Chi le mette in vaso con un buon drenaggio se le ritrova l'anno dopo, e quello dopo ancora.