In quel piccolo vaso di terracotta sul balcone, tra i pomodori e la menta, cresce una pianta che ha viaggiato migliaia di chilometri prima di arrivare nelle nostre mani. Il basilico, di cui mastichiamo le foglie ancora profumate di sole, è un viaggiatore antico. Non è una pianta italiana come potremmo credere, anche se oggi siamo noi a coltivarlo con dedizione quasi religiosa. La sua storia comincia molto lontano da qui, in una parte del mondo che gli antichi europei conoscevano solo attraverso i racconti dei mercanti.
Da dove viene realmente il basilico
Il basilico, il cui nome scientifico è Ocimum basilicum, affonda le sue radici in Asia meridionale e centrale. Gli studi botanici concordano nel ritenere che la pianta sia originaria dell'India, della Persia e delle regioni che oggi appartengono al subcontinente indiano. Qui cresceva spontaneamente in climi caldi e umidi, proprio dove ancora oggi si trovano le forme più antiche di questa specie. I persiani conoscevano bene il basilico e lo coltivavano nei loro orti, apprezzandone sia le proprietà aromatiche sia quelle che attribuivano a caratteri medicinali. In quei giardini dell'Asia antica, il basilico era già considerato una pianta preziosa, degna di spazio e attenzione.
Il viaggio verso l'occidente
Il basilico arrivò in Europa lungo le grandi rotte commerciali che collegavano l'Oriente al Mediterraneo, ma molto prima di quanto si racconti di solito. Si legge spesso che siano stati i mercanti veneziani e genovesi a portarlo nel Medioevo: non è così, perché quando Venezia e Genova commerciavano con il Levante il basilico era nel Mediterraneo da oltre mille anni. Lo conoscevano già i Greci nel IV secolo avanti Cristo, e i Romani lo coltivavano nei loro orti. L'Italia, per la sua posizione geografica, fu comunque una delle prime destinazioni europee. Il basilico trovò nel clima mediterraneo condizioni ideali per prosperare. I caldi estati italiani ricordavano il suo ambiente di origine, e gradualmente la pianta si diffuse dai porti verso l'interno, coltivata negli orti dei conventi, nelle case dei mercanti ricchi e nei giardini dei nobili. Nel Rinascimento italiano, il basilico era già una presenza nota, anche se ancora esclusiva di chi poteva permettersi l'orticoltura raffinata.
Un nome carico di significato
Il nome stesso della pianta racconta una storia affascinante. La parola italiana "basilico" deriva dal greco basilikón, cioè "regale", aggettivo formato su basileús, il re. I Greci, che lo chiamavano anche ókimon, lo conoscevano benissimo: Teofrasto lo descrive nella sua storia delle piante, e più tardi Plinio ne parla nella Naturalis historia. Il nome si trasformò poi seguendo le lingue locali: in francese divenne "basilic", conservando la radice greca, mentre lo spagnolo "albahaca" segue tutt'altra strada e viene dall'arabo al-habaqa, testimonianza di un secondo canale di diffusione, quello islamico. Non era un caso se a questa pianta fosse stato assegnato un nome così solenne: il suo profumo intenso e inconfondibile, la ricchezza dei suoi aromi, la rendevano effettivamente una regina tra le erbe comuni.
Una credenza che resiste ancora oggi
Molti credono che il basilico sia originario dell'Italia e che la cucina italiana lo abbia sempre usato come ingrediente tradizionale. In realtà, il matrimonio tra il basilico e la cucina italiana non è così antico come si suppone. Durante il Medioevo, il basilico era raro e costoso, coltivato soprattutto nei giardini monastici per ragioni medicamentose. Solo lentamente, con il passare dei secoli e l'aumentare della disponibilità della pianta, il basilico iniziò a entrare negli orti domestici. Il pesto genovese, che oggi associamo automaticamente al basilico fresco, è una ricetta sorprendentemente recente: la prima versione scritta compare in un ricettario ligure del 1863, e discende da salse più antiche a base d'aglio, l'agliata, nelle quali il basilico non compariva affatto. Prima di allora, le salse a base di erbe aromatiche usavano ingredienti locali e stagionali molto diversi. Il basilico era dunque noto da sempre, ma è diventato un pilastro della nostra cucina soltanto in tempi recenti: una vecchia conoscenza che l'Italia ha promosso al centro della tavola con entusiasmo e maestria.
Quando oggi raccogliamo una foglia di basilico dal nostro balcone e la appoggiamo sulla pasta ancora calda, o la uniamo ai pomodori per un'insalata estiva, tocchiamo un filo che unisce il nostro gesto quotidiano a mercanti medievali, ai giardini della Persia, ai climi torridi dell'India. Quel vaso sul balcone non contiene solo una pianta: contiene strati di storia, di viaggi, di scambi tra culture lontane che si sono incrociate lungo le rotte del commercio. Il basilico dei nostri balconi è rimasto fedele a ciò che era in origine: una pianta che ama il sole e il caldo, e che vuole il terreno sempre fresco: è dall'aria secca e dal terriccio arido che si difende male. Ma è arrivato da dove nessuno di noi si aspetterebbe, portando con sé il ricordo di terre che la maggior parte di noi non ha mai visto.