La pianta è nel Capitulare de villis, l'elenco di piante che Carlo Magno, intorno all'anno 800, ordinò di coltivare in tutti i poderi dell'impero, con il nome di ros marinum. Prima ancora Plinio il Vecchio, nella Storia naturale del primo secolo, lo descriveva come pianta da siepe e da miele. Non era una pianta da comprare: si prendeva un ramo dal cespuglio del vicino e lo si ficcava in terra. Rosmarino, quindi, vuol dire da sempre una pianta che si moltiplica gratis, e settembre è il mese in cui riesce meglio. Su questo girano tre luoghi comuni. Il primo dice che serve l'ormone radicante, altrimenti non attecchisce. Il secondo dice che il momento giusto è la primavera. Il terzo dice che basta un bicchiere d'acqua sul davanzale e il ramo fa le radici da solo. Tutti e tre hanno un fondo di verità, e l'articolo lo cerca prima di correggerli.

Rosmarino: che cosa vuol dire davvero il trucco di settembre

Il trucco non è un segreto: è il tipo di ramo. A settembre i rami cresciuti quest'anno hanno la base che si è appena indurita e la punta ancora verde. I vivaisti li chiamano semilegnosi. Un ramo così perde poca acqua dalle foglie e non marcisce alla base, e fa le radici in un mese senza campana e senza serra. Rosmarino di giugno, tagliato tenero, radica in fretta ma appassisce in poche ore se non sta sotto un vetro con l'umidità alta, e in casa quasi sempre marcisce. Rosmarino di novembre, tutto legno, resta fermo per mesi.

Chi lo capisce male sbaglia in tre modi. Taglia i rami vecchi e grigi dal basso, pensando che siano più forti, e dopo due mesi sono ancora lì, senza una radice. Taglia le punte tenere a luglio, le mette in un vaso sul balcone al sole, e in tre giorni sono secche. Oppure taglia bene, a settembre, ma mette le talee nel terriccio da fiori concimato, le innaffia ogni giorno, e a ottobre le trova nere alla base. Il ramo giusto, il mese giusto e la terra giusta sono tre cose che vanno insieme, e se ne manca una il trucco non funziona. C'è anche una quarta cosa, meno detta: la pianta madre deve stare bene. Un cespuglio che ha sofferto la siccità d'agosto dà rami stanchi, che radicano male. Si innaffia bene la settimana prima del taglio, e i rami si tagliano la mattina, quando sono pieni d'acqua.

Le applicazioni che dicono quando e come

I programmi per il telefono che gestiscono le piante hanno quasi tutti una scheda su questa pianta, con il calendario delle talee. Dicono la primavera o l'autunno, dicono di togliere le foglie basse, dicono di tenere umido. Fin qui fanno bene. Dove sbagliano è nel promemoria: quelli che avvisano di innaffiare a giorni fissi fanno marcire le talee, che vogliono terra appena umida e non bagnata. E nessuna applicazione fa la prova che decide tutto, cioè piegare il ramo con le dita per sentire se è semilegnoso.

Rosmarino, per una foto, è sempre lo stesso, e l'applicazione che lo riconosce non distingue il ramo dell'anno da quello vecchio. La risposta automatica va bene per chi comincia e vuole sapere che le talee esistono. Non va bene per chi ha davanti un cespuglio e deve scegliere quali dieci rami tagliare. Per capire quali altre piante si moltiplicano in questo mese, c'è l'articolo sulle talee di settembre. Rosmarino resta la più facile, ma il ramo lo sceglie la mano.

Quello che facevano i contadini e quello che dice la ricerca

In Liguria e in Sicilia questa pianta si moltiplicava per propaggine: si piegava un ramo basso, lo si copriva di terra lasciando fuori la punta, e dopo un anno si tagliava dalla pianta madre. Vale ancora, ed è il modo più sicuro per chi ha un cespuglio in terra. Nelle campagne toscane si diceva che le talee vanno fatte con la luna calante, perché le radici vanno verso il basso. La ragione vera è la stagione, non la luna: le talee di settembre riescono con qualunque luna. In molte zone d'Italia si metteva il ramo in acqua sul davanzale della cucina, e questa tradizione regge, perché il ramo in acqua fa le radici in due o tre settimane, ma le radici fatte in acqua sono più fragili di quelle fatte in terra e il passaggio al vaso ne perde una parte.

La ricerca conferma il mese. La Royal Horticultural Society, nelle sue schede sulle talee, indica la fine dell'estate per le talee semilegnose degli arbusti sempreverdi, e mette questa pianta, la salvia e la lavanda nell'elenco. Sull'ormone radicante, uno studio dell'Università di Bari del 2008, di Giuseppe Cristiano e colleghi, ha confrontato talee della stessa pianta con e senza ormone: l'ormone ha aumentato il numero di radici, ma la percentuale di talee attecchite era alta anche senza. Rosmarino radica da solo, e l'ormone serve a chi vuole più radici, non a chi vuole che attecchisca. Tradizione e ricerca qui si danno ragione sul mese e sulla propaggine, e si danno torto sulla luna. Rosmarino è una pianta che la ricerca ha solo confermato.

Rosmarino: come moltiplicarlo, un passo alla volta

Rosmarino da talea vuole un cespuglio, un vaso di plastica con i fori, sabbia grossa e mezz'ora.

  • Piega la base di un ramo dell'anno. Se si piega con resistenza e alla fine si incrina, è quello giusto. Se è verde e molle, è troppo tenero. Se si spezza secco, è troppo vecchio.
  • Taglia dieci o quindici rami di dieci centimetri, senza fiori, la mattina, con forbici pulite, prendendoli da tutta la chioma.
  • Togli le foglie della metà bassa tirandole verso il basso, e taglia la base sotto un nodo.
  • Riempi il vaso con metà terriccio e metà sabbia grossa, bagnalo, fai i buchi con una matita e infila le talee fino a metà, senza che le foglie si tocchino.
  • Metti il vaso in luce senza sole diretto nelle ore centrali, al riparo dal vento, senza campana.
  • Tocca la terra ogni due giorni e innaffia solo se è asciutta in superficie.
  • Non tirare mai una talea per controllare. Guarda se dal foro del vaso spunta una radice bianca, o se esce una foglia nuova.

Rosmarino mette le radici in quattro o sei settimane con la terra ancora tiepida, e su dieci talee ne attecchiscono sette o otto. Al Nord, da ottobre, alcune restano ferme fino a marzo senza essere morte. Per l'inverno il vaso di gruppo va al riparo dal gelo, contro un muro al Sud e in una veranda o vicino a una finestra al Nord, con poca acqua. In primavera si separano e si rinvasano una per una in vasi da dieci centimetri, e in estate sono piante da raccogliere.

Lo stesso trucco vale anche per altre piante

Il ramo semilegnoso di settembre è lo stesso per tutta la famiglia delle labiate: salvia, lavanda, timo, santolina, elicriso, e per gli arbusti sempreverdi da siepe, come alloro, fotinia, ligustro e viburno. La prova della base che si incrina vale per tutti. Cambiano i tempi: la salvia radica in tre o cinque settimane, la lavanda in sei o otto, l'alloro in tre o quattro mesi. Cambia un dettaglio per la lavanda, che radica meglio se il rametto si stacca con un pezzetto di corteccia del ramo grande. Anche i rampicanti si prendono adesso, edera e caprifoglio in testa, con un tratto di fusto con due nodi. Rosmarino è solo la pianta con cui si impara, perché perdona di più.

La pianta sta nell'elenco di Carlo Magno e da allora si moltiplica passando di mano in mano. I tre luoghi comuni finiscono così: l'ormone non serve ad attecchire, la primavera va bene ma settembre va meglio, e il bicchiere d'acqua funziona ma dà radici più fragili. Le applicazioni sanno il calendario e non sanno piegare il ramo. La propaggine dei contadini regge, la luna no, e la ricerca di Bari e le schede inglesi hanno confermato il mese e ridimensionato l'ormone. I passi sono sette: piegare, tagliare, sfogliare, infilare in sabbia e terriccio, mettere in luce, toccare la terra, non tirare. Rosmarino di settembre è un cespuglio nuovo per ogni ramo che il vecchio non sentirà mancare.