L'ortensia a fiore grande, quella tonda che sta in quasi tutti i giardini italiani, viene dal Giappone. In Europa è arrivata alla fine del Settecento: il botanico inglese Joseph Banks la portò nei giardini di Kew, a Londra, nel 1789, e da lì si diffuse in tutto il continente. Sui laghi del Nord Italia, a Como e sul Maggiore, è diventata la pianta dei giardini romantici dell'Ottocento. Da allora ha un difetto che tutti conoscono: a settembre i fiori diventano cartacei, cambiano colore e sembrano chiedere una potatura. Le ortensie appassite fanno venire voglia di prendere le forbici. Intorno a questo momento girano tre luoghi comuni. Il primo dice che i fiori secchi vanno tolti subito, perché rubano forza alla pianta. Il secondo dice che tagliare in autunno fa la pianta più compatta e più bella l'anno dopo. Il terzo dice che il fiore che cambia colore è malato. Tre idee che sembrano di buon senso. Questo articolo le mette alla prova una per una.

Che cosa vuol dire davvero non tagliare le ortensie appassite

Il titolo dice una cosa semplice: i fiori secchi restano sulla pianta fino a marzo. Non vuol dire trascurare l'ortensia. Vuol dire non toccare i rami che hanno fiorito, perché sulla loro punta c'è già il fiore dell'anno prossimo. L'ortensia a fiore grande fa i fiori sul legno dell'anno prima. La gemma da fiore si forma alla fine dell'estate, in cima al ramo, e passa l'inverno chiusa. Il fiore secco le sta sopra e la copre. Chi taglia il fiore taglia anche la gemma, e a giugno trova una pianta verde e senza fiori. Le ortensie appassite ingannano in tre modi. C'è chi le spunta per fare pulizia, togliendo il fiore con un pezzetto di ramo: se il taglio scende sotto la prima coppia di gemme grosse, il danno è fatto. C'è chi taglia tutti i rami a metà per avere una pianta più bassa, e in primavera si chiede perché il concime non ha funzionato. E c'è chi vede il fiore diventare verde e poi rosso ruggine, pensa a una malattia e lo toglie in fretta. In tutti e tre i casi la pianta sta bene. È il giardiniere che ha capito male. Le ortensie appassite non sono un problema da risolvere a settembre, sono un segno che la pianta ha finito il suo lavoro per quest'anno.

Le applicazioni che ti dicono quando potare

Oggi basta fotografare una pianta con il telefono e un'applicazione ti dice come si chiama e che cosa fare. Per le ortensie appassite molte di queste applicazioni rispondono nello stesso modo: "rimuovi i fiori secchi per stimolare nuove fioriture". È un consiglio giusto per i gerani, per le petunie, per le rose rifiorenti. È sbagliato per l'ortensia a fiore grande, perché la frase viene da una regola generale e non da questa pianta. Le applicazioni riconoscono bene la specie dalla foto, e su questo sono utili. Alcune distinguono anche fra ortensia a fiore grande e ortensia paniculata, e già questo evita metà degli errori. Sbagliano quando devono dire il momento giusto, perché non sanno che ramo stai guardando e in che zona d'Italia vivi. Un promemoria automatico che a settembre ti scrive "è ora di potare" vale per una paniculata e non per la tua. Le ortensie appassite chiedono una cosa che il telefono non vede: guardare da vicino la punta del ramo e trovare la gemma. Quando la trovi, la decisione è presa. Prima di fidarti di un avviso conviene leggere come si pota l'ortensia e capire su quale legno fiorisce la tua.

Quello che dicevano i nonni e quello che dice la ricerca

In molte zone del Nord Italia si diceva di non potare le piante da fiore prima di San Giuseppe, il 19 marzo. La regola valeva per le rose e per i cespugli del giardino, e vale bene per l'ortensia: a marzo si vede quali rami sono vivi e il gelo forte è passato. Sui laghi lombardi i giardinieri delle ville lasciavano i fiori secchi sulle piante tutto l'inverno, e dicevano che facevano da cappello contro la brina. C'è del vero: il fiore secco tiene un po' di aria ferma intorno alla gemma e attenua lo sbalzo di una gelata di aprile, che per questa pianta è più pericolosa del freddo di gennaio. Un'altra tradizione dice che il fiore che diventa rosso ruggine annuncia un inverno duro. Questa non ha riscontro: il colore dipende dalla luce e dal calo della clorofilla, cioè del verde delle foglie, e succede ogni anno. La ricerca dice quello che i nonni dei laghi avevano capito. La Royal Horticultural Society, nelle sue schede di potatura, consiglia di lasciare le teste appassite sull'ortensia a fiore grande fino a fine inverno, per proteggere le gemme. Uno studio dell'Università della Georgia, pubblicato da Adkins e Dirr sulla rivista HortScience nel 2003, ha confrontato dieci varietà e ha trovato che solo alcune, le cosiddette rifiorenti, fanno fiori anche sul legno nuovo. Per tutte le altre vale la regola antica: le ortensie appassite si lasciano, e chi taglia paga a giugno. Le ortensie appassite in questo caso hanno la tradizione e la ricerca dalla stessa parte.

Che cosa fare alle ortensie appassite adesso, un passo alla volta

Il lavoro di settembre è poco, e quasi tutto consiste nel non fare. Ecco i passi, nell'ordine.

  • Smetti di concimare. L'azoto adesso spinge foglie nuove che il freddo brucia e distoglie forza dalla gemma da fiore.
  • Innaffia ancora, ma solo quando i primi centimetri di terra sono asciutti, la mattina, senza bagnare le foglie.
  • Guarda i rami uno per uno. Togli solo quelli secchi fino alla base, spezzati o senza foglie: il legno morto non protegge niente.
  • Lascia tutti gli altri come sono, con il fiore secco in cima. Le ortensie appassite fanno il loro lavoro da sole.
  • Se la pianta è in vaso, controlla che l'acqua scoli e sposta il vaso contro un muro a sud o a ovest, sollevato da terra con due mattoni.
  • Al Nord, quando arrivano le prime gelate serie e non prima, copri la base con foglie secche o corteccia.
  • Segna sul calendario la fine di febbraio o marzo, secondo la zona: è il giorno delle forbici.

A marzo taglierai il fiore secco appena sopra la prima coppia di gemme sane, e toglierai uno o due dei rami più vecchi alla base. Il risultato si vede a giugno. Chi ha lasciato le ortensie appassite trova i fiori dove li aspettava, e non deve aspettare un altro anno.

Lo stesso metodo vale anche per altre piante

La regola "guarda dove sta la gemma prima di tagliare" non vale solo qui. Il lillà fa i fiori sui rami dell'anno prima, e chi lo pota in autunno perde la fioritura di aprile. La forsizia e il gelsomino d'inverno lo stesso: si potano subito dopo la fioritura, mai a settembre. Anche il glicine e la kerria seguono lo stesso ritmo. Al contrario le rose rifiorenti, le buddleie e le ortensie paniculate fioriscono sul legno nuovo, e reggono un taglio deciso a fine inverno. Il metodo è sempre lo stesso: capire su che legno fiorisce la pianta, e poi decidere. Le ortensie appassite sono solo il caso in cui l'errore si vede di più, perché il fiore secco è grande e chiede attenzione. Vale anche per le piante da frutto: il fico e il melo portano i frutti su gemme già formate, e un taglio fuori stagione li toglie. La domanda da farsi davanti a ogni cespuglio, prima delle forbici, è sempre la stessa: questi fiori sono nati su un ramo di quest'anno o su uno dell'anno scorso. La risposta decide il mese in cui si taglia, e vale più di qualunque calendario stampato.

L'ortensia è arrivata dal Giappone più di due secoli fa e da allora ogni settembre ripete la stessa scena: i fiori seccano e le mani vanno alle forbici. I tre luoghi comuni non reggono. I fiori secchi non rubano forza, il taglio d'autunno non fa la pianta più bella, il colore che cambia non è malattia. Le applicazioni riconoscono la pianta ma non sanno il momento. I nonni dei laghi lasciavano i fiori fino a marzo, e la ricerca di oggi dà loro ragione. I passi sono pochi: niente concime, poca acqua, via solo il secco vero, vaso al riparo, forbici a fine inverno. Chi impara a guardare la gemma sotto il fiore ha capito tutto quello che c'è da capire sulle ortensie appassite, e anche su molte altre piante del giardino.